di Marco Zanchi, Francesco Rubino, Chiara Langè

Costituisce informazione privilegiata, ai sensi dell’art. 181 T.U.F., l’informazione di carattere preciso circa l’imminente pubblicazione, da parte di un’autorevole azienda di servizi finanziari, di una raccomandazione in materia di investimenti (initial coverage) relativa a società quotata sul mercato azionario, trattandosi di notizia idonea ad influire sui prezzi dei titoli. La Suprema Corte ha chiarito i confini dell’abuso di mercato attraverso la determinazione di un significato univoco e ossequioso dei principi di tassatività e determinatezza – imprescindibili in materia penale – da attribuire alla nozione di informazione privilegiata, la quale, infatti, può anche non basarsi – come più generalmente avviene – su fatti o circostanze storiche, ma su previsioni e valutazioni quali studi, ricerche, analisi o statistiche di settore. Nel tempo, al termine abitudinario di “studi e ricerche” si è sostituto il termine “raccomandazioni”, proprio nel senso volitivo di attività di ricerca intesa a raccomandare (in senso positivo, negativo o neutro)  titoli di emittenti quotati, e proprio per questo necessitante di specifica regolamentazione, onde non alterare le necessarie simmetrie informative di mercato e assicurare nel contempo indipendenza e professionalità degli analisti finanziari autori delle ricerche. Ai fini dell’accertamento di un eventuale abuso, ciò che conta sul piano giuridico, è l’indagine condotta dall’interprete non tanto relativamente al contenuto dell’informazione posseduta dall’autore dell’illecito, quanto con riferimento alla rilevanza  della divulgazione della medesima, misurabile in termini di price sensitivity, ossia avuto riguardo alle conseguenze verificatesi o prevedibili della sua propalazione nel mercato azionario.

[fonte – IL SOCIETARIO]